12/06/17

Piccola conversazione sul Buddhismo

Mi sono accorta, un po’ chiacchierando con amici e un po’ leggendo svariate considerazioni nella blogsfera, di quanto poco si conosca il Buddhismo, a dispetto del fatto che gli italiani buddhisti siano una percentuale rilevante nel paese.
Ecco il motivo per cui ho deciso di scrivere questo breve post per spiegare in modo chiaro e conciso cosa sia realmente il Buddhismo.
La migliore spiegazione degli insegnamenti buddhisti non proviene, come pensa erroneamente tanta gente, dal romanzo “Siddartha” di Hesse ma dal Buddha stesso.
In sanscrito gli insegnamenti sono chiamati dharma e in tibetano ciö: entrambe le parole significano “le cose così come sono”.
Bisogna quindi ricordare che il Buddhismo non è incentrato sull’esistenza di un Dio, perciò ogni buddhista è da considerarsi ateo e non credente nel senso delle religioni monoteiste.
Il Buddhismo è una filosofia trascendentale che insegna l’esistenza del Tutto e come superare la sofferenza attraverso la rinuncia dell’egoismo, dell’odio, dell’invidia e del desiderio di potere e di ricchezza.

Il buddhismo non ha dogmi né sacramenti assoluti, a differenza delle tre grandi religioni monoteiste (Cristianesimo, Islam ed Ebraismo) e dà la possibilità di porre domande su ogni cosa in cerca dell’Illuminazione poiché gli insegnamenti del Buddha mirano al pieno sviluppo e alla libertà di corpo, parola e mente.

Ma chi era Buddha?
Buddha nacque in India circa 2560 anni fa in una famiglia reale con il nome umano di Siddartha, in un ambiente altamente culturale. Il giovane principe godette di circostanze estremamente privilegiate e fino all’età di ventinove anni conobbe solo piacere e ricchezze.
Quando lasciò il palazzo per la prima volta, il suo mondo venne travolto e scosso.
In tre giorni vide una persona gravemente malata, una persona anziana ed un cadavere. Riconobbe l’inevitabilità della vecchiaia, della malattia, della morte e dell’impermanenza di ogni cosa e ne rimase profondamente turbato.
Il mattino seguente si imbatté in uno yogi in meditazione profonda e le loro menti si incontrarono.

Ispirato da questo evento il principe lasciò per sempre il palazzo reale e la famiglia e vagò per il paese in cerca di insegnamenti che potessero andare oltre la morte e la sofferenza. Studiò con diversi insegnanti ma nessuno di loro fu in grado di condurlo verso la meta finale.
All’età di trentacinque anni, dopo sei anni di intensa pratica solitaria in pieno contatto con la natura e l’energia che permea l’universo, realizzò la vera natura della mente e realizzò l’Illuminazione.

Religione o filosofia?
Il Buddhismo non è una religione, anche se gli occidentali tendono ad accorparla alle tre religioni monoteiste, ma è ritenuto una filosofia visto che i suoi insegnamenti rappresentano una visione logica e completa anche se in fin dei conti non è del tutto soltanto una filosofia.
La filosofia può spiegare le cose su un livello formale, di parole e idee non realizzate, mentre gli insegnamenti del Buddha lavorano con la totalità.
È un insieme di filosofia, ricerca e pratica, tanta pratica.
Sia la filosofia che la pratica buddhista portano verso una chiarezza del pensiero ma solo quest’ultima può guidare verso una trasformazione definitiva perché dà una soluzione pratica agli eventi, sia interiori che esteriori, sperimentati nel quotidiano.

Il Buddhismo pone le sue basi su quattro concetti:
-la nobile verità della sofferenza:
-la nobile verità della causa della sofferenza;
-la nobile verità della cessazione della sofferenza;
-la nobile verità del sentiero per la liberazione dalla sofferenza.

Prima di morire, Buddha diede insegnamenti a tre principali tipi di persone.
Coloro che volevano evitare la sofferenza ricevettero informazioni sulla causa ed effetto.
Coloro che volevano adoperarsi per gli altri ricevettero insegnamenti su compassione e saggezza.
Con quelle persone che avevano una forte fiducia nella propria e altrui natura illuminata, il Buddha condivise la visione diretta della mente, chiamata il Grande Sigillo.
(Chagchen, sanscr. Mahamudra).
Il primo di questi livelli è chiamato “Via Piccola” o “Theravada”, il secondo è chiamato “Via Grande” o “Mahayana” e il terzo è quello della “Via di Diamante” o “Vajrayana”.
Nel corso delle innumerevoli vite ogni persona dovrà percorrere ciascuna di queste Vie e muoversi nelle Nove Direzioni, sino al Nirvana.

La vita dopo la morte
Il Buddhismo non considera la resurrezione, ma la reincarnazione che si chiama Rinascita ed è come una forma di purificazione, non un premio o una punizione.
Secondo il Buddhismo ogni individuo ha la sua "punizione" nella vita terrena materiale e quando la coscienza abita il corpo l’avvertiamo mentre quando il corpo muore essa sparisce, ma non cessa di esistere: entrerà in un nuovo corpo.
Soltanto attraverso i meriti accumulati in infinite incarnazioni l’individuo rientrerà nel Tutto Divino unendosi alla grande energia.
Tutti gli esseri viventi non sfuggono alla suprema legge dell'universo della morte e alla possibilità di reincarnarsi in un essere direttamente inferiore o superiore allo stato della loro ultima incarnazione. Gli uomini sono avvantaggiati poiché risiedendo in un piano fisico particolarmente vicino al dolore ed alla sofferenza e possono sperare di prendere coscienza più facilmente in modo da ottenere l’Illuminazione che pone fine al ciclo delle rinascite. 
 L'obiettivo di chi segue il cammino del Buddha è il raggiungimento della condizione suprema del Nirvana; l'estinzione in vita terrena di ogni desiderio e la libertà da ogni forma di condizionamento materiale e psicologico.
Ottenuta questa Illuminazione interiore il saggio si disfa del carico del Karma che lo lega al corpo materiale preparando la strada alla liberazione definitiva.

“Per innumerevoli vite ho vagato
cercando invano il costruttore di questa casa.
Doloroso invero è continuare a rinascere.
Oh, costruttore! Ora ti ho trovato.
Non costruirai più questa casa. 
Tutte le tue assi sono rotte.
La trave di colmo è spezzata.
La mia mente ha raggiunto la libertà suprema.
Estinto è ogni desiderio”. 
(Buddha)

(Fonti: Buddhism.it – Comunità Buddhista Italiana – Delogu e i discorsi del S.S. Dalai Lama – Buddha, libro degli insegnamenti)


12 commenti:

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

Conosco poco sul Buddhismo per cui mi limito ad assimilare il tuo post e rifletterci sopra. Alcune concezioni di questa filosofia, soprattutto inerenti la reincarnazione, non le condivido e le trovo ingiuste ma è una mia opinione non fondata su principii filosofici o religiosi ma forse solo etici e personali.

Resta cmq una filosofia molto affascinante.

Un abbraccio
Daniele

Francesca A. Vanni ha detto...

@Daniele Verzetti
Ciao Daniele, non mi stupisce che siconosca poco del Buddhismo. Purtroppo in Occidente viene preso sottogamba, scartato perché non fa parte della "cultura generale occidentalista" e quindi ignorato.
Comprendo ciò che hai scritto, comunque il Buddhismo è una filosofia e non un dogma: non sei costretto ad accettare né a seguirne i principi, sei libero esattamente come chi invece vuole seguirlo.
Rimango perplessa sull'ingiustizia, però è giusto così: ognuno deve avere le sue opinioni.
Un saluto.

Sugar Free ha detto...

Bellissimo post!
Mi piace imparare nuove culture, nuove filosofie ed è un peccato che a scuola si facciano sempre i soliti autori o le solite filosofie collaudate dai docenti stravecchi e babbioni.
Baci!!!

Francesca A. Vanni ha detto...

@Sugar Free
Difficilmente chi insegna ama uscire dai rassicuranti "binari", farlo richiederebbe uno sforzo sovrumano.
Bacio!

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

Ok provo a spiegarti da "occidentale" cosa trovo ingiusto e perdonami se prendo te come esempio: tu scrivi, è la tua passione, vuoi realizzarla come una professione, lotti , è quello che sai fare meglio che aneli di fare. Non lo ottieni perché non è il tuo karma o cmq siccome ti sei "intestardita" in quello che il tuo animo ed il tuo talento ti hanno dato tu sei "colpevole" perché non sei riuscita a spogliarti di ogni desiderio materiale e psicologico (dimmi se sto riassumendo in maniera oltremodo semplicistica): Questo non lo condivido, e bada bene ho preso ad esempio te ma è un discorso che può valere per tutti anche per me. Credo che inseguire un sogno avendone i mezzi (nel tuo caso il talento) non sia un crimine da pagare con un fallimento ed una reincarnazione in un ratto magari. Io credo che inseguire i propri obiettivi sia vitale e non sbagliato.

Ofelia Deville ha detto...

Filosofie, religioni... tutto va preso in piccole dosi e viste nella giusta prospettiva, senza fanatismi. A questo mondo c'è posto per tutti, lo dico da atea convinta.
Un abbraccio!

Francesca A. Vanni ha detto...

@Ofelia
Trovo tu abbia perfettamente ragione, infatti non sopporto chi cerca di imporsi!
Un abbraccio

Francesca A. Vanni ha detto...

Ciao Daniele,
non sono assolutamente arrabbiata e hai fatto bene a citare un esempio altrimenti si parlava di aria fritta.
Allora, questa tua visione è ovviamente influenzata dal mondo occidentale in cui viviamo e che filtra le conoscenze.
I fallimenti non dipendono né dal Karma né dall’elevazione dello spirito. I fallimenti sono parte di noi, in quanto siamo esseri imperfetti: la vera elevazione sta nel non cedere a sentimenti negativi, imparare dagli errori, rimediarvi se si può e trovare una via alternativa.
Via così, una cosa dietro l’altra, fino a trovare la propria pace interiore.
Scrivere, per esempio, è la mia professione ma sai che in realtà volevo diventare una genetista?
Era il mio sogno di bambina, poi gli eventi hanno disposto le carte in modo diverso ma non per questo ho scelto la via di prostrazione dello spirito nell’odio e nell’invidia.
Ho invece guardato dentro me stessa fino a ottenere una piccola illuminazione.
Questo è il Buddhismo.
Per quanto riguarda il Karma, quello riguarda il nostro spirito dopo la morte: in base a ciò che abbiamo fatto verso di noi e verso gli altri, avremo una sorte specifica.
Quello che tu hai citato, diventare un animale, è una grave “punizione” (termine sbagliatissimo, ma almeno ci capiamo) che deriva dall’aver commesso un omicidio.
Diventare un vegetale è la conseguenza del suicidio.
Spero di averti chiarito un po’ le idee.
Un abbraccio! :-)

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

Sì grazie :-)))

Francesca A. Vanni ha detto...

Ps: ovviamente non è che ogni animale è un omicida e ogni pianta è un suicida.
Il fatto della rinascita è delicatissimo, diciamo che a meno che tu non sia un Lama pensi all'elevazione spirituale e basta.
Le rinascite negative sono più che altro "ammonimenti" per evitare di commettere atrocità.

Ivano Landi ha detto...

Ciao Francesca, mi è molto piaciuta, in questo post, la tua capacità di descrivere in modo chiaro e sintetico una materia così complessa. Per quel che mi riguarda, non ho mai aderito a nessuna religione (o filosofia) ma pratico la meditazione tutti i giorni ormai da trentasei anni e mi sento saldamente instradato in un percorso da cui non tornerei indietro per niente al mondo. Di tempo per approfondire certi concetti chiave posso quindi dire di averne avuto molto oltre che di realizzare col tempo la mia personale visione della vita. Credo che qualcosa, tra le righe, trapeli anche dal mio blog ;-)

P.S. Sai che non riesco a far funzionare il tuo archivio blog per rintracciare i post passati? Mi sto muovendo per "etichette".

Francesca A. Vanni ha detto...

@Ivano Landi
Uffa, questo archivio dà sempre problemi. Ho contattato il forum blogger, è un bug loro che devono sistemare :-(
Per fortuna esistono e funzionano le etichette.

Detto ciò, grazie per il tuo commento.
Sì, si vede che dal tuo blog trapela una notevole profondità e infatti avevo penssto fossi anche tu buddhista o comunque praticasse meditazione.
Continua per la tua Via, e spero che la vita possa darti cose bellissime.
Un abbraccio.